Intervento Bondi

Dagli obiettivi di salute alle azioni concrete di settore
Dott. Marco Bondi, Primario di Medicina Interna, Consigliere Nazionale ANAAO-ASSOMED

Ringrazio gli organizzatori che ci hanno invitato e approfitto subito degli ultimi due interventi che mi consentono di entrare in medias res.
Noi professionisti siamo abituati a parlare coi fatti e siamo un po’ intimoriti di fronte ad un’assemblea così importante. Però, riflettendo sull’argomento di oggi, mi è venuta in mente una frase che è contenuta nei documenti regionali e che è sull’argomento. E’ uno degli aspetti peculiari, a nostro avviso, su cui rimarcare l’attenzione di tutti gli attori interni alle AUSL, agli enti locali territoriali, alle associazioni di volontariato.
Leggo testualmente:”il raggiungimento degli obiettivi di promozione della salute, di prevenzione delle malattie deriva dalle conoscenze e dalle competenze tecniche disponibili, ma è soprattutto condizionato dalla percezione, dai giudizi e dai valori di tutti i soggetti, che a vario titolo, partecipano.
Occorre, quindi, che il servizio sanitario, nel promuovere la difesa della salute faciliti l’accesso all’informazione e crei le condizioni per un efficace processo di comunicazione”.

Ecco, io credo che il piano per la salute offra a tutti, ai professionisti, come agli altri protagonisti, in primis, una grande occasione di recuperare la verità intorno al lavoro che facciamo tutti insieme.

E mi ha fatto molto piacere che oltre ai programmatori regionali anche i rappresentanti del CEVEAS, cioè l’organo culturale, ed il rappresentante degli utenti, i Comitati Consultivi Misti, abbiano convenuto, con noi professionisti, che l’informazione è uno dei passaggi cruciali nella fase iniziale della creazione dei piani per la salute. Mi sono venuti i brividi qualche settimana fa quando leggendo su un quotidiano a diffusione nazionale quelle che erano le paure dei cittadini italiani, vedevo che la sanità pubblica e gli albanesi erano in cima ai timori degli italiani. Ecco, non è vero, non è così, nè per gli albanesi grazie a Dio, né per la sanità pubblica. Solo la sanità privata si è salvava da questo giudizio cattivo, però, gravata di responsabilità che rischierebbero di schiacciarla e non è giusto che la sanità privata venga schiacciata da queste responsabilità.
E allora, l’informazione dei cittadini non serve solo, come dicevo, per ristabilire la verità sui fatti, ma serve per facilitare l’accesso alle prestazioni serve per intervenire sulle aree di esclusione e per ridurre le disuguaglianze, serve appunto per recuperare la verità sulla qualità offerta, da parte dei servizi pubblici e privati ed è una qualità alta, noi consapevolmente diciamo che è una qualità alta; l’informazione serve per recuperare il gap appunto nella maggior parte dei casi, credetemi, fra la qualità offerta, la qualità percepita e la qualità attesa come c’è stato ricordato.
E’ grave ed è anche triste che una parte del Welfare State, la sanità pubblica cioè, che è forse quella più vicina ai cittadini perché è quella più regionalizzata, è quella dove la regione, con l’ultima riforma, gli enti locali territoriali più pesantemente intervengono nello stringere i rapporti coi cittadini, sia percepita così lontana. Io credo che uno dei primi sforzi che tutti noi dobbiamo fare per dare corpo a quel patto di solidarietà per la salute sia quello di recuperare la credibilità delle nostre azioni, del nostro impegno, del nostro sforzo quotidiano.

I professionisti sono compatti nello spendersi su questa strada e quindi l’aggiornamento continuo, l’audit medico, l’evidence base medicine sono tutti dati acquisiti; solo dieci anni fa non era per nulla pacifico che ci fosse questa rivoluzione copernicana nel modo di lavorare dei professionisti. Ma gli enti locali, che la programmazione regionale e la programmazione nazionale coinvolgono pesantemente nella fase iniziale della pubblicizzazione dei patti per la salute, sono percepiti vicino dai cittadini e quindi è grande il loro ruolo in questa fase.
Il piano per la salute enfatizza, quindi, per noi professionisti, la consapevolezza che occorre lavorare insieme; noi siamo usciti già da un po’ dall’ospedale per entrare nel territorio, insieme ai nostri colleghi del territorio abbiamo dato vita in questi anni a progetti comuni aderendo alle proposte della programmazione.
La distrettualizzazione infatti è andata avanti anche per nostri contributi e tutta una serie di passaggi operativi, il già citato Dipartimento di cure primarie, il percorso di gestione integrata delle prestazioni specialistiche, fino ai progetti-obiettivo che il piano sanitario nazionale e regionale assegnano alle strutture di servizio, cioè i progetti sulle malattie cardiovascolari, il progetto sui 27 DRG medici, il progetto sulla gestione delle broncopneumopatie croniche ostruttive e il progetto sulla gestione delle patologie cerebrovascolari, sono, alcuni, in fase avanzata di attuazione, altri già operanti.

Ma i professionisti parlano coi fatti ed allora mi consentirete di elencare uno dei momenti, in cui si è realizzata concretamente questa cooperazione tra unità operative, fra strutture dell’ospedale e strutture del territorio. Il Professor Zennaro ha citato il percorso della gestione dello scompenso cardiaco, io potrei citare il percorso per le urgenze pneumologiche, le urgenze differite, i canali diretti per i medici di medicina generale; mi limiterò a farvi vedere un paio di lucidi su un percorso che stiamo mettendo insieme per quanto riguarda appunto la gestione della patologia cerebrovascolare acuta.
A Modena, oltre ai trapianti multi-organo si va implementando un percorso di gestione integrata ospedale-territorio di una patologia importante come quella dello stroke, dell’ictus ischemico, che è un disturbo che conduce a morte il paziente o, se persiste per più di 24 ore, porta a invalidità gravi e pesanti per i cittadini con costi che ricadono su tutta la collettività. L’entità del fenomeno è esemplificata in questo lucido: terza causa di morte, principale causa di invalidità, grave invalidità 15%, lieve invalidità 40%;
tasso di prevalenza nella popolazione italiana 6,5%, più nei maschi che nelle femmine.
La situazione, quindi, porta a dei numeri impressionanti.

Nella struttura della popolazione italiana del 1990 l’incidenza di ictus porta ad un numero complessivo di 131.000 ictus all’anno con cifre che sono destinate a incrementarsi per il progressivo aumentare dell’età della popolazione. Nel 2008, infatti, questa cifra va a 173.000 ictus all’anno variamente distribuiti nelle classi di popolazione.
Nella provincia di Modena questo tipo di patologia, a censimento 1990, porta a poco meno di 2000 casi all’anno.
Quindi, un problema di grande rilevanza clinica e sociale rispetto al quale ci siamo strutturati a Modena città con un team di diverse unità operative che intendono lavorare insieme dentro all’ospedale con la collaborazione di medici di medicina generale.
Un team che viene realizzato a risorse invariate attraverso un processo di sfruttamento delle competenze.

L’ultimo lucido è una linea di comportamento che illustra il percorso di trattamento di questi pazienti attraverso l’esemplificazione di alcuni passaggi cruciali: l’esecuzione in urgenza della TAC cerebrale, l’esecuzione in urgenza dell’indagine diagnostica Doppler e il trasferimento secondo un percorso stabilito e condiviso nelle varie unità operative, fino al percorso riabilitativo per questi pazienti ed al follow-up sia internistico che riabilitativo che coinvolgerà sia le realtà ospedaliere che le realtà territoriali. Ecco, concludo dicendo che i professionisti del servizio sanitario pubblico che si sono spesi, che spendono la loro vita professionale all’interno del servizio sanitario, oltre il 95% di noi ha scelto in Emilia-Romagna l’esclusività di rapporto … :questo è il contributo che intendono dare; questi sono aspetti rilevanti oggi che parliamo di piani per la salute. Grazie.